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...............www.carloprati.com / Segnalazioni
May 11 , 2008 17:00

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archivio segnalazioni

 

A dire il vero rimango sempre un po’ interdetto. Spesso ormai trovo fuori luogo la definizione di questo spazio del sito “segnalazioni”. Mi sembra sempre meno calzante. Ad ogni buon conto non credo ci voglia molto a capire che si tratta del mio posto delle fragole. Del luogo in cui serbare e mettere in memoria quello che nel cammino si incontra, che piace e si sedimenta nell’intimo.

 

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Charlotte Joko Beck

Zen quotidiano. Amore e lavoro

(prefazione di Corrado Pensa)

Astrolabio-Ubaldini 1991, pp.158, € 10,50

"Possiamo paragonare la vita ad una casa; noi viviamo lì e la vita trascorre a modo suo. Conosciamo giornate buie e giorni sereni, e ogni tanto la casa ha bisogno di una mano di vernice. Gli abitanti della casa sono gli attori dello spettacolo che vi viene rappresentato. Ora stiamo bene ora siamo malati, ora siamo contenti e ora scontenti. Come tutti. Viviamo semplicemente la nostra vita in una casa e le cose accadono così come vogliono. Ma, e qui diventa importante la pratica, abbiamo una casa ma è come se fosse incapsulata in un'altra, (…) Viviamo in una bellissima casetta incapsulata dentro un'altra casa. La nostra vita (la casa) così come la viviamo è perfetta. Anche se non ci pare, non c'è niente di sbagliato. C'è quello che c'è. Purtroppo intorno alla casa che già abbiamo ne costruiamo un'altra. La pesantezza della costruzione esterna può far apparire la casetta scura e soffocata; lo strato esterno sembra impenetrabile, terrorizzante, deprimente. L'errore più grande, tanto nella vita quanto nella pratica, è pensare che la casetta (la nostra vita così com'è, con i suoi problemi e i suoi alti e bassi) abbia qualcosa che non va. Così ci affanniamo per tutta la vita a costruire una struttura aggiuntiva."

Nata nel New Jersey nel 1911, pianista presso l'Oberlin Conservatory of Music e madre di quattro figli, Charlotte Joko Beck si è avvicinata allo Zen solo verso i quarant'anni, quando è divenuta allieva di Maezumi Roshi, Yasutani Roshi e Soen Roshi. Dopo anni di pratica al centro Zen di Los Angeles, è stata riconosciuta terza erede nel dharma di Maezumi Roshi e, dal 1983, si è trasferita nel centro Zen di San Diego che ha lasciato nel luglio del 2006. Attualmente vive a Prescott in Arizona

http://www.astrolabio-ubaldini.com/

 

 

 

 

 

Maya
Letteralmente: anti-dio, Asura.
Architetto di grande abilità. Illusione cosmica.
Inganno -in virtù del quale il divino si manifesta nella molteplicità materiale così che il mondo fenomenico possa apparire reale

riporto - le dita corrono sulla tastiera- cittavritti niroda che come spire affiorano: ecco la trascrizione

Maya l’architetto: parla Arjuna

“Arjuna” la voce del dèmone era così dolce e gentile che cercai di capire da dove venisse. Le sue zanne da pantera gli scendevano sopra le labbra sorridenti. Cadde ai miei piedi. “io sono Maya, l’architetto degli Asura “. Sentivo la sua guancia umida sul mio piede. “Quale buona azione posso fare per te, Arjuna?”. Percepivo la sua amicizia e il suo amore. Mi chinai per sollevarlo mischiando le mie lacrime alle sue. (…) “Io sono il dèmone architetto, il grande artefice. Concedimi un'altra grazia. Concedimi di fare comunque qualcosa per te” (…) Valutai la sua richiesta.
“ Non posso pensare di meritare alcuna ricompensa, ma vorrei a mia volta accontentarti. Fa qualcosa per il mio amico e fratello Krishna è sarà come se lo facessi per me.” (…) Maya si girò verso Krishna, che già guardava al futuro.

Dopo un attimo di riflessione, Krishna disse: “Costruisci per Yudhishthira una Sala di Riunione come non se ne vedrà mai un'altra sull’ effimera faccia della terra. Fa che sia allo stesso tempo umana e divina per mezzo di un ispirazione celeste. Lascia che l’ispirazione divina fonda tutto in un'unica armonia

Tornammo al palazzo in silenzio.


Fu una fortuna che l’instancabile Maya fosse là a distrarci. Con il suo genio e la sua enorme energia aveva delimitato diecimila cubiti in una zona percorsa da dolci brezze in estate e temperata in inverno. Lì sarebbe sorta Mayasabha, la Sala delle Assemblee. Completati i preliminari, nel giorno propizio, i sacerdoti vennero nutriti e ricevettero mucche e oro, sete e ogni cosa che i Bramini tenessero in gran conto. Maya ci consultava per questo o quel problema e quando fummo storditi dalla varietà delle sue richieste, ci comunico che doveva andare al monte Kailasa dove aveva seppellito i gioielli di cui aveva bisogno per esprimere lo splendore che aveva colpito la sua mente.

Avevo dimenticato quanto fosse orrido e nel contempo allegro fino a quando, al suo ritorno, non rividi le sue zanne pendere dalle labbra sorridenti, mentre rovesciava sul terreno, da una falda dell’abito, le gemme più preziose che avessimo mai visto. Non credevamo ai nostri occhi. Dietro di lui vi erano migliaia di repellenti schiavi che portavano, ancora e ancora gemme e marmi (…)
Maya fu in grado di soddisfare definitivamente il suo desiderio di ricompensarmi: aveva portato dal fondo del lago di montagna, la grande conchiglia Devadatta. La suonai e sentii il cuore lacerarsi (…)
Quindi si mise al lavoro. Fummo pregati di non avvicinarci alla costruzione fino a quando non fosse terminata. (…) Quando infine andammo a visitare l’edificio, restammo quasi accecati dall’abbagliante luce bianca che proveniva e, quando, proteggendo i nostri occhi, superammo la soglia incastonata di gemme e avanzammo in una penombra trapassata da sottili lame di luce che si intersecavano l’un l’altra, restammo non tanto sorpresi quanto completamente ammutoliti. Ogni stanchezza, ogni necessità ci avevano lasciati. Questa era una sala per grandi eventi e il luogo di incontro di immense energie.

Una cosa era stato osservare da lontano ottomila seguaci di Maya innalzare il gigantesco edificio mentre le sue sentinelle sembravano calpestare l’aria, un'altra era trovarsi sotto le volte del soffitto e vederlo riflesso nello stagno dei loti. Anche lo stagno era una meraviglia, adornato con boccioli e foglie di pietre preziose, con gemme a forma di uccelli posati su di esse. Tartarughe dorate nuotavano pacatamente nelle acque profumate. L’onda che lambiva le scale di marmo era increspata da un fresco e leggero vento. Gocce di pioggia simile a perle, cadevano da una fontana e bianchi cigni solcavano lo stagno sotto le fronde di alberi in fiore.

Estratto da:...

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Maggi Lidchi Grassi

Mahabharata, primo volume. La battaglia di Kurukshetra.

Ed. Crisalide 2005, 412 p., 24,50

Milioni di persone sono rimaste affascinate dalla Bhagavad Gita', 'il Canto del Beato', che del Mahabharata e' parte, pochissimi conoscono il Mahabharata. Leggere la Bhagavad Gita' senza conoscere il Mahabharata e' come leggere ' Il Sermone sulla Montagna' senza sapere niente di Cristo, della sua nascita, della sua vita e della sua morte. La spiritualita', il mito, la leggenda, l'epopea, la religiosita', l'etica, la morale e la vita dell'antica India. Dei e semidei; re, regine, principi e sacerdoti; maestri e discepoli; veggenti e divinazioni; eserciti, battaglie e duelli; bagliori di diademi, di spade e di armi soprannaturali; nitriti di cavalli, barriti di elefanti e fragore di conche; eroismi, meschinita' e tradimenti; riti, sacrifici, magie, incantesimi; opulenze ed ascetismi...
Tutto cio' traspare nella versione del Mahabharata di Maggi Lidchi-Grassi, nella sua poesia, nel suo intreccio narrativo, nelle sue caratterizzazioni dei vari tipi umani, nella sua freschezza e immediatezza poetica che conserva e mette in evidenza il sentimento e l'umanità, l'indole intima e l'esteriorita' dei singoli personaggi.
La versione di Maggi Lidchi Grassi, tra tutte quelle conosciute in India, e' quella che maggiormente mette questo grande libro alla portata di tutti - pandit, intellettuali, il grande pubblico, adolescenti - senza nulla togliere al filone principale dell'originale.
Pradip Bhattacharya, il maggior critico indiano del Mahabharata dice di Maggi Lidchi-Grassi: Ha raccontato il Mahabharata come mai e' stato fatto prima, ha saputo infondere vita ai personaggi. La piu grande rivista letteraria indiana afferma: 'Di tutte le versioni quella di Maggi Lidchi-Grassi e' la piu' appassionata, la piu' sincera, la piu' commovente.

 

 

 

in libreria :.... di Henry David Thoreau

Camminare

Ed.SE 1989, 80 p., 10,00

Ecco che -come per Pynchon, per Rossi o Snodgrass tra gli altri- la forza del pensiero raccolta tra le righe dell’ultima lettura è tale che decido di trascriverne alcuni passaggi per legarli alla mia proiezione digitale. La voce di Henry David Thoreau, il Trascendentalista:

La mia esistenza dipende in gran parte dalle paludi che circondano la città, e non dai giardini ben coltivati che circondano il villaggio. Non vi è tappeto erboso più ricco ai miei occhi del folto letto di andromeda nana che ricopre questi teneri luoghi della superficie terrestre. La botanica può solo fornirmi i nomi degli arbusti che vi crescono: il mirtillo gigante, l’andromeda a pannocchia, la kalmia, l’azalea e il rododendro; e tutti vivono nel mobile stagno. Spesso penso che mi piacerebbe avere davanti a casa questa massa di cespugli rosso scuro, e farei volentieri a meno di bordi e aiuole fiorite, di abeti trapiantati, di vasi ordinati e vialetti di ghiaia; e mi piacerebbe avere questa macchia fertile sotto le finestre, al posto di quel pugno di terra trasportato da chissà dove per coprire la sabbia residua dello scavo della cantina. Perché non costruire la casa, la veranda, in prossimità di questa vegetazione, anziché accanto a quello scarno agglomerato di curiosità, a quella miserabile apologia della Natura e dell’Arte, che viene chiamato giardino?

E poco più avanti

Spostiamo dunque la soglia di casa sul limitare della palude (sebbene non sia il punto migliore per una cantina asciutta), così che da quel lato i vicini non possano entrare. I giardini sul davanti delle case non sono fatti per camminarvi, ma semmai per essere attraversati, e si può sempre entrare dalla porta posteriore

Città, fioritura di poeti e filosofi

Entro in una palude come in un luogo sacro, come in un sanctum sanctorum. Qui risiede la forza, l quintessenza della Natura. La vegetazione selvatica ricopre il terreno argilloso, e la terra è benefica sia per l’uomo che per gli alberi. E come la terra ha bisogno di molto concime per essere fertile, così necessitano all’uomo, per la sua salute, grandi spazi intorno a se. Nella palude si trovano le sostanze forti di cui l’uomo si nutre. La sopravvivenza di una città non dipende dalla rettitudine degli uomini che vi risiedono, ma dai boschi e dalle paludi che la circondano. Una regione in cui una foresta primitiva affondi le proprie radici nel materiale decomposto di un'altra foresta primitiva è un territorio che favorisce non soltanto la fioritura di grano e di patate, ma anche di poeti e filosofi per le generazioni a venire. Da questo tipo di terreno sono sorti Omero e Confucio e gli altri come loro, e da distese selvagge come queste giunge il Riformatore che si nutre di locuste e miele selvatico

Henry David Thoreau: nasce a Concord ( Massachusetts) nel 1817, seguace di R. W. Emerson, fu una delle figure di spicco del movimento trascendentalista. Nel 1845, determinato a mettere in pratica i propri ideali, andò a vivere in una capanna sul lago Walden per due anni. Un esperienza che gli ispirò la scrittura del Walden, ovvero La vita nei boschi (1854), un'opera a metà strada tra il saggio filosofico e il diario che oggi viene unanimemente considerata tra i classici della letteratura americana. Insieme al Walden, il suo scritto più famoso e influente è Disobbedienza civile, un opuscolo del 1849 nel quale Thoreau teorizzava l'idea dell'opposizione non violenta. Morì nel 1862

 

 

 

Mircea Eliade

I RITI DEL COSTRUIRE. Commenti alla leggenda di Mastro Manole, La Mandragola e i miti della "Nascita miracolosa", Le erbe sotto la croce...

Jaca Books, Milano 1990, 208 p., € 12,39

L'architettura- a partire dalla sua stessa radice etimologica - è la proiezione nel mondo reale dell'archetipo cosmico, ne costituisce il simbolo e la rappresentazione. L'atto del costruire è ripetizione e corrispondenza fra creazione e fondazione, Eternità e Tempo. Non sono concetti anacronistici, perché a queste riflessioni non deve seguire necessariamente una codificazione formale specifica, uno stilema, ma altresì una consapevolezza complessiva dei significati che si cristallizzano nelle forme e nella plastica dei volumi. Analogie rimandi contenuti fluiscono anche in modo inconsapevole ed inconscio. Le ricerche e gli studi di Eliade svelano questo patrimonio collettivo condiviso, è un viaggio verso il profondo, una pesca all'interno del lago dell'anima più intima e nascosta del manufatto stesso. Quello che segue è un breve estratto dal testo "La scelta del luogo e la consacrazione del "centro" contenuto ne " I riti del costruire" (cp)

In verità, se ogni atto di presa di possesso o di costruzione è imitazione dell'archetipo cosmico della Creazione del Mondo, allora quest'atto deve aver luogo nel "centro" del mondo, poiché secondo molte tradizioni la Creazione è cominciata da un centro. Il serpente tellurico riposa attorcigliato sotto terra ma la sua testa si trova esattamente al centro della terra. La costruzione di ogni casa implica il trafiggere la testa del grande serpente e quindi presuppone la creazione rituale del "centro". Evidentemente, lo spazio in cui si colloca questo "centro" non è il nostro spazio, profano, poiché altrimenti sarebbe impossibile la molteplicità dei "centri"; ora, tanto gli indiani quanto gli altri popoli i quali credono che ogni casa da loro costruita si trovi esattamente nell' "ombelico della terra", non dubitano né della unicità del "centro", né della molteplicità delle case, dei templi, delle città, ecc. L'unicità del "centro" è convalidata metafisicamente, poiché nulla può durare se non è realizzato nel reale, cioè in conformità con l'archetipo cosmico della Creazione; la molteplicità del "centro" è un dato dell' esperienza immediata. Ma questa esperienza immediata, profana, conosce un altro spazio diverso da quello mitico e metafisico, così come conosce un altro tempo. I rituali avvengono sempre ab origine, nello stesso tempo mitico dell'inizio, che non scorre e non è irreversibile. Come tutti i rituali avvengono entro lo stesso tempo mitico. La "coincidenza" tra il tempo mitico e il tempo concreto, tra lo spazio mitico e lo spazio dei nostri sensi, si ottiene attraverso lo stesso paradosso rituale che rende possibile la coincidenza tra tutto e parte, tra essere e non essere, tra effimero e immortale, ecc.
Il rituale della fissazione della testa del Serpente per mezzo del picchetto sotto la pietra d'angolo non avviene solo in uno spazio mitico ( cioè, al "centro" del mondo ), ma anche in un tempo mitico. In verità, esso non è che la ripetizione del gesto primordiale degli dei quando hanno reso stabile la terra.

Mircea Eliade nacque a Bucarest nel 1907. Si formò come filosofo e storico delle religioni all'Università di Bucarest, sotto l'influenza di N. Ionescu. Negli anni 1927-28 fu a Roma dove poté assistere alle lezioni di G. Gentile. Studiò poi all'Università di Calcutta con S. Dasgupta e nell'eremitaggio di Rishikesh sull'Himalaia. Fu addetto culturale rumeno prima a Londra, nel 1940-41, e successivamente a Lisbona (1941-1944). Dopo la seconda guerra mondiale si trasferì a Parigi dove insegnò all'École des Hautes Études e nel 1957 ottenne la cattedra di storia delle religioni all'Università di Chicago. È morto a Chicago il 23 aprile 1986. Oltre ad aver scritto alcune opere generali di storia delle religioni (Trattato di storia delle religioni, 1949, e Il mito dell'eterno ritorno, 1949), Eliade è ricordato come uno dei maggiori specialisti dello sciamanesimo, dello yoga e dei rapporti tra magia e alchimia. Le sue opere principali sono: Lo sciamanesimo e le tecniche dell'estasi (1951); Lo yoga. Immortalità e libertà (1954); Alchimia asiatica, (1935-1937); Arti del metallo e alchimisti, (1956); Il sacro e il profano, (1956).

sito :... http://www.jacabook.it/ricerca/schedalibro www.jacabook.it

 

 

 

 

Adrian Snodgrass

ARCHITETTURA, TEMPO, ETERNITÀ Il simbolismo degli astri e del tempo nell’architettura della Tradizione.

(edizione italiana curata da Guglielmo Bilancioni) Bruno Mondadori, Milano 2004., 600 p., € 45,00

Come salvarsi dalla vacuità che ci pervade? Come sopravvivere all'effimero dominante? Come reagire alla commercializzazione ed alla svendita delle teorie, alla pleiade di etichette, alla commercializzazione forzata delle idee e dei percorsi architettonici? Come resistere al nulla contemporaneo fatto di plastica e glamour?
Lo studio di Snodgrass è un utile antidoto in questi tempi di reality architecture e di Hyper-all di Logo vs Luogo e di architettura anagrafica;
Ecco qualcosa di solido sul quale fondare, l'appiglio utile a sostenersi durante la caduta, la Stella Polare, il Sole Stazionario ed il mozzo della Ruota del Tempo, Architecture, Time and Eternity si apre con un importante saggio introduttivo "I cardini celesti dell'architettura sacra" scritto dallo storico dell'architettura Guglielmo Bilancioni curatore dell'intera edizione italiana. Quello che segue è un breve estratto trascritto di mio pugno, cruciale e di sconcertante chiarezza.
(cp)

Tempo, Eternità e Forme
Il mondo sensibile è il mondo del tempo; il mondo intelligibile è il mondo dell'Eternità. Il tempo, coincidendo con ciò che fluisce ed è effimero, non è reale: è solo una copia, un imitazione, di una Forma immutabile, l'Eternità. L'ascesa del regno del sensibile a quello intelligibile, dall'opinione alla conoscenza reale, è un ascesa dal temporale all'eterno. Il tempo sta all'eternità come il divenire del mondo sensibile sta all'essere intelligibile. Del mondo intelligibile delle Forme non si può dire che è stato o che sarà ma solo che è. Le Idee sono puramente presenti; non sono mai state né mai saranno, ma risiedono in un Ora istantaneo. Ne consegue che la condizione per la comprensione del tempo sia una comprensione poetica del suo paradigma formale che sta nel regno intelligibile: un intuizione non-temporale è la condizione per interpretare il mondo temporale. E' necessario passare dal tempo all' Ora puntuale che non è nello spazio né nel tempo, ma in ogni luogo e in ogni tempo...

Architecture, Time and Eternity è un libro prodigioso che studia le relazioni fra l'eternità degli astri e la misura del costruire. Le grandi architetture del mondo - Stupa, templi in forma di Mandala, piramidi, edifici a pianta centrale, moschee e cattedrali - vengono mostrate come simboli, riflesso e miniatura dei fenomeni cosmici. Snodgrass spiega, con chiarezza esemplare, la precisione del rito, la potenza del mito e la sede stellare di ciò che è grande e perfetto. Cicli e sistemi, orientamenti e assi, misura, colore, proporzione, massa e ornamento, sono Significati: sono i cardini del cielo dell'architettura sacra. Alla confluenza di spazio e tempo, prima dell'Antico e della Storia, le meraviglie costruite nel mondo sono emblemi dell'Uno, stabili custodi della Parola e arcaiche macchine di memoria; esse indicano, a chi le guardi come tali, la via per contemplare l'eterna architettura dell'interiorità. Adrian Snodgrass , architetto, ha vissuto in India, Giappone, Hong Kong e Indonesia. Insegna Architettura e Filosofia ermeneutica all'Università di Sydney. Ha pubblicato un libro fondamentale sullo Stupa buddhista, The Symbolism of the Stupa (Ithaca, New York 1985) e un vasto studio sui Mandala del buddhismo Shingon, The Matrix and Diamond World Mandalas in Shingon Buddhism (Aditya, New Delhi 1988).

sito :... http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php

 

 

 

 

Aldo Rossi

Autobiografia scientifica

Nuova Pratiche Editrice, Collana Nuovi Saggi, Milano 1999, 123 pp. , con illustrazioni

Pubblicata in inglese nel 1981 per volontà di Philip Johnson ma edita in Italia solo nel 1990 l'Autobiografia scientifica è una lettura meravigliosa ed affascinante, un percorso poetico attraverso il quale poter scoprire il portato condiviso dell'architettura, cosa tra le cose e scenario di un agire che tutto contempla e raccoglie.
Colpisce e rattrista l'insolito silenzio che circonda quest'opera in Italia -quasi costituisse una testimonianza trascurabile e scomoda.
Di contro, L'Autobiografia rimane una preziosa fonte di ispirazione per molti ed apprezzati progettisti contemporanei d'oltralpe le cui architetture, talvolta ed in modo troppo sbrigativo tacciate di un eccessivo minimalismo, assumono -se rilette alla luce delle riflessioni intime di Aldo Rossi- molteplici motivi di interesse e di curiosità. Un punto di partenza necessario per chi è interessato alla ricerca in ambito compositivo e progettuale, nella speranza di far maturare in Italia nuovi e più fecondi linguaggi architettonici (cp)

" Potete leggere il progetto semplicemente nelle case esistenti, sceglierlo da un repertorio che vi procurate facilmente; inseguirlo nelle varianti della regia, nelle battute dell'attore, nel clima del teatro e sempre sorpresi dalle incertezze del principe Amleto di cui non sapremo mai se era veramente un buon principe come tutto sembra farci credere.
Forse sarebbe solo questo il progetto dove le analogie identificandosi con le cose raggiungono di nuovo il silenzio.
I rapporti sono un cerchio non chiuso; solo uno sciocco potrebbe pensare di aggiungere il tratto mancante o di cambiare il senso del cerchio. Non nel purismo ma nella illimitata
contaminatio delle cose, delle corrispondenze, ritorna il silenzio; il disegno può forse suggerire e mentre si limita si amplia alla memoria, agli oggetti, alle occasioni.
Il progetto insegue questa trama di nessi, di ricordi, di immagini pur sapendo che alla fine dovrà definire questa o quella soluzione; dall'altra parte l'originale, vero o presunto, sarà un oggetto oscuro che si identifica con la copia.
Anche la tecnica qui sembra arrestarsi ad una soglia dove la disciplina si dissolve.
Fotografie, rilievi, disegni, il canovaccio di una commedia, la sceneggiatura di un film.
Forse un ritratto.
Qui si può arrestare l'elenco dei progetti o, se si vuole, iniziare una smisurata ricerca delle cose. Ricerca che è anche ricordo ma è soprattutto l'aspetto sterminatore dell'esperienza che procede imprevista dando e togliendo significato ad ogni progetto, avvenimento, cosa o persona.
"

Aldo Rossi, Autobiografia scientifica, ed. Pratiche editrice, Parma 1990, p.45 (In relazione al "progetto di villa con interno")

 

ordina il libro on-line :.... http://www.saggiatore.it/index.php?page www.saggiatore.it

 

 

 

Jacques Gubler

Le cartoline di Casabella. 1982-1996. Cara signora Tosoni

Skira 2005, €30,00

Questo originale volume presenta 129 cartoline inviate da Jacques Gubler a Myriam Tosoni (la bravissima segretaria di redazione di "Casabella") dal 1982 al 1996: frammenti di rara acutezza, accompagnati da una sottile ironia nei confronti della relazione tra società e cultura

Come spiega lo stesso Gregotti: "Le prime cartoline sono dedicate a La Chaux-de-Fonds ed indirettamente all'ambiente in cui si forma Charles-Édouard Jeanneret: è un'introduzione al suo interesse di ricavare dall'esistenza di oggetti tecnici e artigianali un angolo di visione della modernità; sono gli ingegneri ed il loro contributo "letterario" si potrebbe dire, a porre, sovente senza saperlo, interrogativi inquietanti. Ne deriva un catalogo di contributori sconosciuti alle tecniche moderne, inventori, artigiani, costruttori, carpentieri, falegnami (come nella cartolina 99 quando parla dell'utopia saintsimoniana di Léon Jamin), cementatori; tutti costruttori di un nuovo pittoresco... Al tema dell'invenzione del restauro (e del restauro del moderno) sono poi dedicate molte riflessioni, sino alla ricostruzione provvisoria della sagoma del campanile della chiesa di San Francesco ad Aosta (nei termini non del tutto "innocenti" come i tubi con cui è fissata). In alcuni casi diverse cartoline sono legate tra loro in quanto appunti per una medesima storia, come le quattro cartoline che sintetizzano la storia di Newark a partire dal 1666, o quelle che descrivono la Ginevra dell'inizio del XX secolo.
In molte cartoline poi le problematiche poste si trasformano in indovinelli, che rivelano le fatali doppiezze dei comportamenti di architetti ed istituzioni. Naturalmente tutto questo è possibile perché Jacques Gubler è uno storico degli ultimi due secoli (ma non disdegna certo il Rinascimento) filologicamente quasi imbattibile, con una conoscenza dei documenti che trasferisce alla formazione della modernità le metodologie di studio che gli storici dell'arte antica utilizzano sulle ricerche d'archivio.

sito :... http://www.skira.net/recensione.php

 

 

 

Antonello Marotta

Daniel Libeskind

I Quaderni de l’Industria delle Costruzioni, Edilstampa, 2007, €16,50

Nel suo percorso Daniel Libeskind ha incontrato due volte la Storia. L'ultima e' con l'affermazione al concorso per il World Trade center dopo l'attacco terroristico delle torri gemelle. L'altra e' quando nel 1989, al crollo del muro di Berlino, e' al lavoro per realizzare un edificio simbolo della liberazione dal comunismo e della faticosa e dolorosa riconsiderazione degli errori della storia da parte del popolo tedesco. Ci riferiamo al Museo dell'Olocausto. In questa occasione l'architetto concepisce   uno schema di folle e assoluta novita'. Il museo si trasforma in una linea spezzata e zigzagante nel suolo che e' prima compressa nel racchiudersi degli angoli e poi slanciata come una freccia aperta verso l'infinito. L'edificio parte dalla sede del museo preesistente e quindi si muove progressivamente sul terreno. A questa freccia si sovrappone un'altra figura rettilinea che la incrocia in piu' punti e la mette in ulteriore tensione. Gli spazi interni procedono linearmente, ma gli incroci labirinticamente si aprono a nuove possibilita', a nuovi percorsi, a nuovi drammatici bivi. Chi visita il museo scende e poi sale, si cala nelle fratture, scopre drammatici spazi a tutta altezza, si incunea nelle viscere, si immerge e riemerge. Altre linee diagonali e laceranti tagliano i volumi, vi girano attorno, rivelano drammaticamente la luce e aprono scorci negli interni Per la prima volta, con questa opera, e dopo molti anni, l'architettura affronta il dramma. L'architettura " comunica " , certamente, ma qui non e' una comunicazione facile. Non e' l'etichetta di minestra che Robert Venturi teorizza   di incollare ad una scatola amorfa per assecondare i consumi della nuova societa' di massa. E' un simbolismo, quello di Libeskind, che entra dentro le stesse fibre del fare architettura e che si appropria profondamente e drammaticamente della costruzione e dello spazio. Libeskind diventa cosi' uno dei rari architetti che aiuta a misurarsi con le irragionevolezze del mondo e della storia. L'architettura, arte costruttiva, solida, razionale e certa per definizione, ha incontrato raramente nella sua storia questa deriva tormentata, difficile e crudele.
un estratto dal testo "Densità di rimandi" di Antonino Saggio prefazione al volume

sito :... http://www.edilstampa.ance.it/

 

 

 

on print :.... l'Industria delle costruzioni n°400 marzo aprile 2008 / Architetture dagli Stati Uniti

Edilstampa, 2008

Il nuovo numero dell' Industria arriva nelle librerie italiane: interamente dedicato all' architettura americana è curato da Valerio Paolo Mosco

"Le opere pubblicate in questo numero della rivista sono state selezionate sulla base di un'ipotesi che vede, oggi, una parte dei progettisti statunitensi orientarsi verso un'architettura di nicchia, a scala ridotta, intima, confidenziale, se non introversa, propensa ad un vernacolo a maglie larghe che include anche il Moderno.
Questa architettura si esprime al meglio negli spazi naturali o in quelli scarsamente edificati e lo fa attraverso due temi tipici della tradizione statunitense: la casa mono-familiare suburbana e l'edificio pubblico di piccole dimensioni, pensato, organizzato e gestito da una comunità ristretta. L'Intimate America si presenta senza un apparato teorico strutturato, anzi appare rifuggirlo; si affida alle riflessioni e alle testimonianze di un fare architettura diretto, la cui dimensione “intima” sembra rispondere anche a una domanda di mercato tesa verso un Moderno dialogante con i luoghi, alleggerito di quell'intellettualismo che per decenni ha caratterizzato gli Stati Uniti.
Un orientamento che può essere considerato come una pacata ma determinata forma di disagio nei confronti del Moderno globalizzato, inventato negli Stati Uniti più di cinquant'anni fa e che proprio nella terra d'origine trova le critiche più sostanziali. Nell'insieme le opere che seguono questa tendenza si presentano come il prodotto di sintesi tra diverse componenti: il pragmatismo costruttivo, la wilderness sebbene addomesticata, il cheapspace, la “tettonica sensibile”, l'anti-intellettualismo, la disaffezione per la città. In particolare, nella conformazione di impianto questi edifici tendono a rifuggire qualunque predeterminazione tipologica, mentre negli alzati si nota una riduzione dell'esuberanza plastica a favore della compattezza volumetrica. Il risultato sono allora architetture che sia nel loro aspetto che nei loro sistemi costruttivi intendono esprimere “sincerità”, una qualità intesa nell'accezione anglosassone del termine, per cui ogni elemento, ogni tecnica appare comprensibile e più che altro accessibile. Più che il risultato finale, allora, ha importanza il modo in cui è stato ottenuto, come nelle opere in auto-costruzione di Rural Studio, pensate e realizzate dagli studenti come anche la casa nel Nebraska di Randy Brown (22), nella casa costruita con materiali riciclati di Single Speed Architects (66), in quella per vacanze di Kieran Timberlake Associates (62) e nell'abitazione a Ellis County di Building Studio

 

sito :...http://www.lindustriadellecostruzioni.it/2008/mar-apr/400.html

 

 

 

 

Alessandro Petti

ARCIPELAGHI E ENCLAVE Architettura dell’ordinamento spaziale contemporaneo

Bruno Mondadori 2006, €18,00

Un avventuroso “viaggio per mare” che, di isola in isola, ci porta alla scoperta di un nuovo ordine spaziale. Dalle meraviglie di Dubai e dei suoi avveniristici ed esclusivi artifici architettonici al doppio regime istituito da Israele nei Territori occupati di Palestina; dall’ipervigilato paradiso turistico di Sharm El-Sheikh ai campi di permanenza temporanea europei; dalle forme di minigoverno separatista delle gated communities nordamericane ai bantustan sudafricani; dalle riserve indiane statunitensi ai sempre più appartati e fortificati vertici dei G8.
In questo appassionante libro, Alessandro Petti traccia un originale e ardito quadro dell’assetto spaziale contemporaneo e delle asimmetrie che governano, spesso silenziosamente, le nostre vite. Smentendo le visioni euforiche che promettono da decenni altri mondi possibili, liberati e interattivi, ma anche i catastrofismi di chi si crede a un passo dalla fine del mondo, della storia, della speranza, Arcipelaghi e enclave tenta di guardare dove di solito ci invitano a non guardare, e stabilisce nessi scomodi e politicamente scorretti.
Un durissimo atto d’accusa nei confronti di quegli architetti e urbanisti complici di un sistema che tende sempre più a isolare, a disgregare e a rimuovere gruppi e individui considerati «pericolosi, diversi, ridondanti».

Arcipelaghi e enclave è un sorprendente tentativo di leggere la dimensione territoriale e politica dell’occupazione israeliana come laboratorio, acceleratore e condizione limite della globalizzazione neoliberale e delle sue ricadute spaziali. Impegnato e penetrante, il lavoro di Petti è un monito deciso, ma anche la dimostrazione del forte potenziale di osservazione della ricerca architettonica.
Eyal Weizman, direttore del Centre for Research Architecture, Goldsmiths University of London

Il lucido e stringente impianto teorico di Arcipelaghi e enclave rivela che, dietro gli atti all’apparenza non connessi o persino le presunte “reazioni” a incidenti di Israele, si cela il paradigma del controllo coloniale.
Suad Amiry, fondatrice e direttrice del Riwaq Centre for Architectural Conservation di Ramallah

Un libro che traccia un importante profilo del “nuovo ordine spaziale”. Alessandro Petti ha catturato con precisione l’immagine del mondo in cui viviamo, radiografando la spina dorsale della nuova logica spaziale: arcipelago capsulare vs enclave di campi o situazioni consimili; forme di vita protette e connesse vs vite disconnesse e indifese. Questa tecnica del “chiaroscuro”, di cui Israele e i Territori occupati sono il paradigma, offre un’immagine estrema e perciò estremamente chiara della nostra difficile condizione: il modello in bianco e nero del nostro futuro.
Lieven De Cauter, dipartimento di Architettura e Urban Design (Asro), Katholieke Universiteit Leuven

Il libro di Alessandro Petti è uno strumento indispensabile per comprendere la trasformazione degli spazi in cui viviamo sotto l’effetto dei dispositivi di controllo e di sicurezza. Nei territori palestinesi come a Genova, a Sharm El-Sheikh come a Los Angeles, la posta in gioco in questa nuova scienza dello spazio è la possibilità stessa di una vita politica.
Giorgio Agamben

Alessandro Petti (Pescara 1973) Architetto urbanista e ricercatore, ha conseguito il dottorato di ricerca in Urbanistica presso l’Università IUAV di Venezia. Ha curato progetti di ricerca e mostre sulla trasformazione della città e del territorio contemporanei, tra cui “Stateless Nation” e “Arab Cities” con Sandi Hilal e “The Road Map” con Multiplicity, presentati in musei e mostre internazionali d’arte e architettura. Autore di diversi saggi apparsi su “Domus”, “Archis” e “Urbanistica Informazioni”, ha curato, insieme a Sandi Hilal, il libro senza stato una nazione (Marsilio, Venezia 2003).

sito :... http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php

 

 

 

 

 

 

onprint:.... Stefano Converso / SHOP WORKS. Collaborazioni costruttive in digitale

n questo libro l'attività di ShoP architects è assunta a caso emblematico delle aree di ricerca, delle applicazioni e anche del crescente successo di uno studio statunitense focalizzato sulle tecniche digitali di costruzione e progettazione. Quello che caratterizza ShoP è un atteggiamento rivolto all'ascolto e alla collaborazione con i diversi attori del processo edilizio. Una forte carica sperimentale caratterizza le opere con una ricerca figurativa in una dimensione contemporanea e digitale rivolta alle vibrazioni e variazioni dei componenti. E la bellezza delle opere è tanto più rilevante proprio perché strettamente connessa agli aspetti pragmatici e tecnologici del fare architettura e alla ricerca di nuove strade inventive.

«We are not style driven, we are practice driven». Questo dichiara William Sharples, uno dei cinque soci dello studio SHoP di New
York. La nota che caratterizza il lavoro di SHoP (acronimo dei cognomi dei cinque soci fondatori, Coren, Christopher, William Sharples, Kimberly Holden, Gregg Pasquarelli) sembra essere quella di reazione a un certo eccesso di formalismo che ha caratterizzato alcune delle prime sperimentazioni sul digitale. Si tratta di una reazione che arriva “dall’interno” della questione digitale e non dall’esterno, entrando nel merito della tecnica informatica e mettendola a confronto diretto con il caotico mondo del processo edilizio, con tutti i problemi, ma anche la vivacità che questo confonto comporta. (un estratto dal libro)

Collana: IT Revolution in Architettura
Anno Copyright: 2008
Numero pagine: 96
Prezzo: € 14,00

 

sito :... http://www.edilstampa.ance.it/it_shopworks.htm

 

 

 

in libreria :.... di Antonello Marotta, Paola Ruotolo

"Arie italiane"


Edilstampa
2006, pp96, €14,00

Il libro che avete tra le mani è il frutto di una ricerca che i curatori Antonello Marotta e Paola Ruotolo hanno condotto insieme a Rosetta Angelini, Giovanni Bartolozzi, Antonia Marmo e Italia Rossi sulla scena dell'architettura italiana che guarda, anche se con attenzioni e angoli molto diversi, al rapporto con il mondo della Rivoluzione Informatica. Il libro è l'esito di un comunicazione diretto con i diversi studi e dal successivo confronto tra le realtà progettuali e le ipotesi critiche degli autori. Il pregio della ricerca si compendia in una raccolta veramente interessante, io credo, di realizzazioni, di progetti, di installazioni. Non vuole, né poteva essere data la dimensione stessa del volume, uno studio sulle diverse interpretazioni che sono emerse in questi anni sulle linee di ricerche dei nuovi architetti. Né vi sono, collegati al libro, manifestazioni espositive, cataloghi o raggruppamenti editoriali più o meno autoreferenziali. Lo sforzo degli autori è fornire un quadro per quanto possibile oggettivo del meglio che gli architetti della generazione che oscilla attorno ai quaranta anni e che si interessa di Informatica in Italia è in grado oggi di offrire al nostro Paese.

Guardando il corpo delle illustrazioni e leggendo le didascalie di Angelini il lettore può esprimere se vuole ulteriori giudizi su quanto qui presentato o che è stato omesso perché ritenuto non pertinente al taglio della collana e al tipo di libro. Bisogna dire però, per non eludere l'argomento della collana che cinque possono essere le relazioni tra gli architetti e i temi de "La Rivoluzione Informatica. Il primo, certamente il più epidermico, riguarda la maniera con cui le "nuove presenze" dell'immagine elettronica che ci circonda in mille occasioni nel mondo d'oggi si riversano in alcuni motivi del progetto architettonico. Mi riferisco ai temi del mapping e della superficie, alla compresenza dinamica tra diversi layer figurativi e funzionali del progetto, ai temi della frammentazione delle masse, ad una stessa multivalente e obliqua luce che illumina concettualmente queste nuove architetture.

un estratto dalla prefazione di Antonino Saggio disponibile on line su arch'it:... go

sito :...http://www.edilstampa.ance.it/Arie_Italiane.htm www.edilstampa.ance.it

 

 

 

 

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in libreria :.... di Wu Ming

Manituana

Einaudi Stile libero Big 2007, pp. 618, 17,50

Una storia di esodi e ritorni, battaglie e incantesimi, ascese al cielo e spedizioni agli inferi. Una storia che attraversa l'Atlantico, dalle foreste americane ai bassifondi di Londra. Una storia dalla parte sbagliata della Storia.

1775. In Massachusetts la tensione tra impero britannico e colonie del Nordamerica diventa guerra aperta.

Nella colonia di New York le Sei Nazioni - o "Confederazione della Grande Pace" - devono scegliere se combattere, e con chi.

Nella valle del fiume Mohawk vive un mondo meticcio. E' una grande comunità di indiani, irlandesi e scozzesi, fondata da Sir William Johnson, Sovrintendente agli Affari Indiani nominato da re Giorgio. I rumori della guerra arrivano da Boston e si fanno più vicini, antichi legami si rompono, la terra che Sir William chiamava "Irochirlanda" diviene teatro di odio e rancori.

Il capo di guerra Joseph Brant Thayendanega dovrà scegliere e partire, condurre il suo popolo lontano, spingersi oltre il mondo che ha sempre conosciuto.


Dopo anni di ricerche e scrittura, la nuova narrazione dell'officina di cantastorie nota coi nomi «Luther Blissett» (ieri) e «Wu Ming» (oggi). Un romanzo epico sulla nascita di una nazione e lo sterminio di molti mondi possibili

manituana:... http://www.manituana.com/

Wu Ming :... www.wumingfoundation.com

 

 

in libreria :.... di Aa.Vv.

Voi siete qui Sedici esordi narrativi (a cura di Mario Desiati)

Minimum fax 2007, pp. 264, 12,50

Dopo il successo della Qualità dell’aria, minimum fax propone una nuova antologia di narrativa, nello spirito più tipico della casa editrice: la ricerca e la scoperta dei nuovi scrittori. Dagli esordi più interessanti pubblicati su rivista nel 2006 Mario Desiati, con la collaborazione della redazione di minimum fax, ha selezionato in Voi siete qui sedici autori su cui scommettere nel prossimo futuro. Si tratta di racconti e reportage narrativi che – dall’immaginario suicidio di Paris Hilton ipotizzato da Giancarlo Liviano al mondo delle officine meccaniche che «preparano» le auto della camorra napoletana descritto da Piero Sorrentino – offrono uno spaccato delle novità in arrivo sul panorama letterario italiano.

La scelta di scrittori inediti tenta uno schizzo sulla possibile scena futura della narrativa italiana. E tali «promesse editoriali», per l’audacia e l’eterogeneità, tracciano il solco di un’operazione paragonabile alle più rivoluzionarie del nostro passato recente: Nuovi Argomenti negli anni Cinquanta, il Gruppo 63 nei Sessanta, i Franchi Narratori negli anni Settanta, le Under 25 di Tondelli negli Ottanta, «Ricercare» nei Novanta... e oggi Voi siete qui.

Il ritorno al raccontare secondo quella che il padre di Nuovi Argomenti, Moravia, chiamava letteratura "esistenziale": che parla di passioni, di emozioni, di corpi e anime. Ottimo Giuseppe Montesano - L'Unità / Approdata nella trasmissione Le invasioni barbariche, di Daria Bignardi, l’antologia Voi siete qui, presentata a Roma in una serie di incontri e party nei giorni precedenti e lanciata in anteprima assoluta da Fahrenheit su Rai Radiotre, a metà gennaio, è già un caso editoriale Enzo Mansueto - Corriere del Mezzogiorno / Il nuovo ruolo del romanesco nella letteratura, da Gadda a Voi siete qui Christian Raimo - Liberazione .

gli Autori:... http://www.minimumfax.com/persona.asp

 

sito:... http://www.minimumfax.com/libro.asp?libroID=346


 

 

 

in libreria :.... di Mario Desiati

Vita precaria e amore eterno

Mondadori Strade blu 2006, 217 p., € 15,00

"C’è un modo di combattersi sfiniti, abbracciati contro le corde, che hanno soltanto i figli che adesso hanno trent’anni coi loro padri e le loro madri. È un modo di fronteggiarsi un po’ pesti, un buttarsi tra le braccia dei familiari che per metà vorrebbe colpire e per l’altra metà vuole soltanto chiedere asilo. E c’è un modo di fare o non fare recriminazioni che ha molto a che vedere con la rassegnazione, da una parte e dall’altra, e che diventa un po’ un colpire alla cieca. C’è, in definitiva, un modo di essere famiglia che non è mai stato così prima di adesso, e dall’altro lato un modo di credere all’amore che è contemporaneamente un cercare riparo e un resistere alle cose che davanti si disperdono frammentate. Vita precaria e amore eterno, secondo romanzo di Mario Desiati, è un romanzo commovente perché mette in scena fin dal titolo questo conflitto sfinito tra un’aspirazione a legarsi a tempo indeterminato alle cose e un’attitudine delle cose ad andarsene, a essere provvisorie. Precarie, appunto.

Lui è Martin Bux, ed è uno nato a metà degli anni Settanta e poi traghettato con armi, famiglia e bagagli in una Roma piena di contraddizioni. Lavora in un call center sotto il livello della strada, più simile a una fabbrica fordista che non a uno degli uffici confortevoli delle pubblicità televisive: “Lavoriamo sottoterra. Una finestrina, impercettibile al mondo intero, ci collega con il resto della città. Da lì vediamo le gambe della gente, i cani che pisciano e le ruote delle moto. È l’unico spicchio di mondo a cui ci è consentito di assistere. Il resto dell’ufficio non fa testo, è tutto un open space. Una sorta di sistema solare con cerchi concentrici. Noi al centro”. È fondamentalmente un qualunquista, moderatamente razzista, quasi più per convenzione che per convinzione...."

un estratto da Le vite precarie di Mario Desiati di Andrea Bajani::... http://www.nazioneindiana.com/2006/04/19/le-vite-precarie-di-mario-desiati/

ordina il libro on-line :.... http://www.internetbookshop.it/

 

 

 

 

in libreria :.... di Andrea Bajani

Cordiali saluti

Einaudi L'Arcipelago 2005, 99p., € 9,50

Lui è uno scrittore di lettere di licenziamento. Compone congedi pirotecnici, appassionati e struggenti come lettere d'amore, fa esplodere il vocabolario in una pioggia di parole d'occasione. Nei corridoi lo chiamano il Killer, raccoglie gli elogi della dirigenza e vede sfilare i colleghi in esubero con le scatole dei loro effetti personali sottobraccio. Loro sono due bambini con il papà in ospedale, che mettono a soqquadro la sua vita insegnandogli i rituali teneri e un po' anarchici di una dolorosa paternità d'emergenza. E in pochi istanti spazzano via logiche di rendimento e controllo qualità, premi di produzione e gestione delle risorse umane, come tasselli di un mosaico al contrario in cui l'immagine poco a poco si dissolve nella sottrazione delle parti.

«Gentile collega,ci consenta di ringraziarla per la fedeltà, la dedizione e l'entusiasmo che ha dimostrato in questi anni. Non lo dimenticheremo. Da parte nostra, le promettiamo che la sua vita fuori dall'azienda sarà meravigliosa. E come lei sa, noi non facciamo promesse se non siamo certi di poterle mantenere. Cordiali saluti»

La sua vita in azienda è fatta di giornate passate a scrivere spumeggianti lettere di licenziamento, guardando i colleghi «in esubero» che ripongono gli oggetti personali dentro piccole scatole e si avviano lentamente verso casa. La sua vita fuori dall'ufficio, invece, è l'invenzione di una paternità: un ciclone messo in movimento da Martina e Federico, che sono troppo piccoli per diventare grandi e aspettano il ritorno del padre dall'ospedale. Dopo tante parole sprecate per congedare la gente, bisognerà trovarne di intatte per spiegare a loro due che non tutte le cose finiscono, e non tutti i saluti sono degli addii.

ordina il libro on-line :.... http://www.einaudi.it/

 

 

in libreria :.... di Giuseppe Genna

DIES IRAE

Rizzoli 24/7 2006, 762 p., € 17.50

Giugno ’81: a Vermicino Alfredo Rampi, 6 anni, è incastrato in un pozzo artesiano. Diciotto ore di diretta televisiva raccontano la sua drammatica fine trasformandolo in un’icona mediatica, Alfredino. L’Italia non lo dimenticherà mai più. Nelle stesse ore: la scoperta delle liste della loggia P2, il processo Calvi, l’edificazione della città satellite di Milano 3 a opera dei fratelli Berlusconi. È l’alba di una nuova Italia, rammodernata e corretta. Da chi? Ignara delle proprie ombre, la nazione-Titanic vara il suo decennio più patinato, gli Ottanta. Sulla scia, sballottati dalla Storia che nei decenni successivi stravolgerà il mondo — 1981-2006: la caduta del Muro, Tangentopoli, l’Iraq — galleggiano i personaggi di questo romanzo. Paola C., in fuga da un indicibile dramma, attraversa il tetro sottobosco tossico di Berlino e la scena psichedelica di Amsterdam. Monica B. vive la parabola ben poco spirituale della buona borghesia milanese. Giuseppe Genna dalla claustrofobia del suo alloggio abusivo tiene a bada gli spettri della sua famiglia e quello di Alfredino, che lo condurranno alla scoperta di un mistero inafferrabile. E usando un congegno per l’intercettazione della voce dei morti, scrive un libro segreto che profetizza le sorti della specie umana, fino all’estinzione del pianeta. Romanzo epico, proiettato su un teatro umano vastissimo, DIES IRAE si candida a ricoprire in Italia il ruolo di Underworld di DeLillo. È l’affresco vivo, ironico, disperato di venticinque anni di storia collettiva e individuale. Di personaggi che si aggirano appena fuori dalla storia o dietro le sue quinte, di generazioni che hanno rotto il patto che le lega e cercano disperatamente di restaurarlo. Un romanzo storico, borghese, sottoproletario, horror, metafisico. Che muove guerra alle certezze della storia e della mente, e non fa prigionieri.

Giuseppe Genna è nato l’anno, il giorno, il minuto e il secondo dell’esplosione della bomba di piazza Fontana.
Ha lavorato a Montecitorio ed è entrato in contatto con i Servizi Segreti, che gli hanno detto: “Per proteggerti, o taci su tutto o racconti tutto”. Ha scelto la seconda opzione.
Quando Alfredino è morto nel pozzo di Vermicino, nei giorni in cui Gelli fuggiva ed esplodeva lo scandalo P2, il cadavere dello zio di Giuseppe Genna veniva riesumato: era indecomposto. Di qui, una storia di orrore e contatti
medianici

sito :... http://www.giugenna.com/ 24/7 :... http://www.24sette.it/diesirae/

 

 

 

 

in libreria :.... di Babette Factory

2005 dopo Cristo

Einaudi Stile libero 2005, 402 p., € 15,80

2005, il presente come il primo dei giorni: un Paese deve scegliere se morire o salvarsi. Un appassionante thriller politico, la commedia finale dell'Italia contemporanea.

Il vecchio Sinisgalli trama per dirottare il destino collettivo d'Italia. Un gruppo di giovani rivoltosi imbevuti di miti televisivi, due inquietanti registe underground, un killer improvvisato, un conduttore di successo che parla col suo pubblico interiore convergono al centro di una storia piú grande di loro. Da una vorticosa sequenza di raduni massonici, missioni in Estremo Oriente e feste situazioniste, un universitario innamorato si ritrova infine faccia a faccia con il presidente Berlusconi.

"Non verrà sbandierato come il manifesto letterario della nuova generazione trentenne, perché manca la provocazione furba, né scalerà le classifiche come le confessioni hard di qualche adolescente, perché non è studiato per fare scandalo. In compenso il primo libro di questa garage band letteraria che si fa chiamare Babette Factory, 2005 dopo Cristo racconta l'Italia del berlusconismo e la generazione che dal berlusconismo è stata plasmata, come nessun altro aveva saputo fare prima. Di sfuggita, sfodera anche una curiosità stilistica non modaiola e non riducibile all'ansia di far tendenza, quella che latita nella maggior parte dei libri che si assicurano titoloni e premi con l'astuzia. A scrivere, alternandosi ma con notevole compattezza e omogeneità, sono quattro autori: Christian Raimo, Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo. Solo l'ultimo è al suo esordio letterario: gli altri hanno tutti uno o più titoli alle spalle, pubblicati negli ultimi anni. Il decano del gruppo ha trentadue anni, il più giovane ventotto. Sono nati con l'Italia del biscione, cresciuti in quella dell'arrembaggio al palazzo del Cavaliere, della sua centralità assoluta come leader politico e ancora di più come modello antropologico. Non c'è da stupirsi se sanno cogliere il ritmo profondo di un paese che sembra ruotare sempre intorno a Silvio Berlusconi, un'Italia in cui l'identità politica si divide per simpatie o antipatie nei confronti dell'uomo di Arcore e quella culturale lo prende a modello anche quando mira a contrastarlo." un estratto dalla recensione di Andrea Colombo apparsa sulle pagine de "il Manifesto"

Babette Factory:.... Christian Raimo (Roma, 1975), è autore delle raccolte di racconti Latte (minimum fax, 2001) e Dov'eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (minimum fax, 2004). Francesco Pacifico (Roma, 1977) ha pubblicato il romanzo Il caso Vittorio (minimum fax, 2003). Francesco Longo (Roma, 1978) è al suo esordio letterario. Nicola Lagioia (Bari, 1973) è autore dei romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (minimum fax, 2001) e Occidente per principianti (Einaudi, 2004).

maggiori informazioni e aggiornamenti sulla postazione remota dela Factory:... http://www.babettefactory.com/ sito :... www.einaudi.it

 

 

 

 

in libreria :.... di Thomas Pynchon

L' arcobaleno della gravità

Rizzoli 1999, 976 p., € 11.36

Città Paranoia: pubblico un breve estratto dal dialogo tra Pointsman e Gwenhidwy, architettura e letteratura nella scia del Razzo


“ Noi non siamo indispensabili, quelli del West End, quelli a nord del fiume invece sì. Oh, con questo non voglio certo dire che la Minaccia ha una certa forma. Una forma politica. No, il punto non è questo. Se la Città Paranoia sogna, non siamo certo noi a poter sapere cosa sogna. Forse la Cit-tà ha sognato un'altra città, una città ne-mica, ve-nuta dal mare, per invadere l’estuario… o ha sognato delle onde d’oscurità…di fuoco… Forse ha sognato di essere inghiottita di nuovo dal Continente Madre, immenso, silen-zioso. Comunque, quello che sogna la città non è affar mio…E se la cit-tà fosse invece un neo-plasma vivo, cresciuto nel corso dei secoli, cam-biando sempre forma, fino a raggiungere esattamente la forma con-giante delle sue paure peggiori, più segrete? Noi, pedine cenciose, alfieri disonorati, cavalli pusillanimi, siamo tutti condannati, perduti irrimediabilmente, abbandonati quaggiù, esposti al pericolo, ad a-spettare.”

Alcuni siti rintracciati qua e là nella rete:il primo, una personale versione/visione illustrata del romanzo ad opera di Dr.Daw’s:… http://www.themodernword.com/gr/
Il secondo – un lavoro davvero straordinario- indicizza l’immaginario visivo di riferimento di Gravity's Rainbow
:...
http://www.english.mnsu.edu/larsson/grnotes.html

Scritto nel 1973, Gravity's Rainbow è riconosciuto come il capolavoro di Thomas Pynchon. Il libro suscitò scalpore per l'enciclopedismo e il virtuosismo linguistico che lo caratterizzavano e fu anche definito "uno dei più grandi romanzi storici del nostro tempo". L'ambiente storico - l'Inghilterra e l'Europa negli ultimi anni della seconda guerra mondiale - diventa la scena su cui si rappresenta la condizione esistenziale di tutta l'umanità, la V2 - l'arma di rappresaglia hitleriana - diventa l'emblema del nuovo tipo di minaccia che incombe su di essa.
Nella sua discesa ad arco guidata dalla forza di gravità il razzo infrange idealmente e materialmente il patto intercorso tra Dio e Noè dopo il diluvio, la promessa che non vi sarebbe più stata distruzione sulla terra. Il castigo inflitto agli uomini questa volta non sarà la morte fisica, o almeno non solo quella, ma la "trasformazione silenziosa, neutrale, in macchine di indifferenza" che il razzo stesso rappresenta. In questo scenario si muove la figura del protagonista, Tyrone Slothrop, alla ricerca di un misterioso Razzo 00000.

THOMAS PYNCHON è nato a Glen Cove, vicino a New York, nel 1937. È autore di romanzi diventati classici nella letteratura americana, tra cui, oltre a V., L’arcobaleno della gravità, Vineland, Mason & Dixon (pubblicati in Italia da Rizzoli). Vive appartato e non appare